La storia

Ci troviamo nella stupenda valle del Bidente, sulle rive del fiume Bidente di Pietrapazza, ai margini del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. E’ una valle ricca di testimonianze storiche e letterarie. In questa zona ci fu un accavallarsi di domini diversi, di assedi e di lotte che si protrassero per secoli fino all’affermarsi dell’egemonia fiorentina. Si intrecciarono vicende che videro protagonisti i Guidi da Modigliana, i Valbona, i Guidi di Bagno e di Battifolle, i ghibellini romagnoli e la Chiesa. Si parla di Lizio da Valbona nella Divina Commedia di Dante (Purgatorio, canto 14, 97) e in una novella del Decamerone di Boccaccio (Quinta giornata, novella IV). Una valle abitata fino agli anni ‘50 e poi quasi completamente spopolata. Percorrendo le numerose mulattiere, tra le meglio conservate della fascia appenninica forlivese, si incontrano ponti a schiena d’asino, mulini e molte case abbandonate, circondate dal bosco che si sta riappropriando di ciò che fino a qualche decennio fa erano campi coltivati e pascoli. Il Mulino di Culmolle era un mulino tipico di questa zona, con le pale a cucchiaio e le macine in pietra. Il nome “Culmolle” sembra che venga proprio, come si può intuire, da “culo a mollo”, perché la struttura principale è stata costruita proprio sulla riva del fiume. L’energia del fiume venne anche utilizzata per creare una piccola centrale idroelettrica che fino all’arrivo dell’Enel in questa zona, dava elettricità a tutte le case del circondario. Nel 1969 il mulino fu purtroppo smantellato. Nel 1982 divenne uno dei primi agriturismi della regione Emilia-Romagna. Dell’antico mulino resta la struttura in pietra e il bottaccio.

il bottaccio
vecchio attrezzo agricolo
la vallata
panorama circostante